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03/08/2010
Buone vacanze

Nell’augurarvi buone vacanze, colgo l’occasione per ricordarvi un appuntamento che la Fondazione UniVerde - Osservatorio sul solare sta organizzando per il 9 settembre alla Nuova fiera di Roma. Si tratta di un convegno sul tema: “Solare, Agricoltura e Territorio: opportunità e precauzioni” di cui allego il programma:
Apre i lavori: Alfonso Pecoraro Scanio – Presidente della Fondazione UniVerde
Relazione introduttiva: Vincenzo Naso – Direttore del CIRPS (Sapienza, Università di Roma)
Modera: Elisabetta Guidobaldi – Giornalista Agenzia ANSA
Intervengono: Livio De Santoli – Preside della Facoltà di Architettura (Sapienza, Università di Roma) Andrea Fontana – Amministratore Delegato di Fotowatio Renewable Ventures Italia Stefano Leoni – Presidente Wwf Italia Stefano Masini – Responsabile Ambiente della Coldiretti Fabio Patti – Sales Manager della Yingli Solar Italia Sara Romano – Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico Paolo Russo – Presidente Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati Ottaviano Sanseverino - Partner Studio Legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners
Mi scuso con quanti non siano riusciti in questi giorni a commentare i miei post, ma sto aggiornando il sito e a settembre lancerò una nuova versione del blog, più efficace per mantenermi in contatto con tutti voi che mi seguite. Buone vacanze e vi aspetto il 9 settembre alla Nuova Fiera di Roma.
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31/07/2010
La difesa del patrimonio forestale
 Ringrazio tutti quelli che hanno mostrato interesse per il convegno che la Fondazione UniVerde, di cui sono Presidente, ha organizzato il 27 luglio su “La difesa del patrimonio forestale a 10 anni dal decreto-legge 4 agosto 2000 n. 220, che ha introdotto il reato di incendio boschivo nel Codice Penale”, e hanno elogiato gli importanti risultati ottenuti, in tutti questi anni, con l’approvazione di questa necessaria norma antincendi.
Il 4 agosto 2000, infatti, quando ero ministro delle Politiche Agricole e Forestali e il Governo era presieduto dall’On. Giuliano Amato, approvai il decreto-legge n. 220 che ha introdotto l’articolo 423-bis (Incendio boschivo) nel Codice Penale:
"Art. 423-bis (Incendio boschivo). - Chiunque cagiona un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. - Se l'incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. - Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate se dall'incendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette. - Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della metà, se dall'incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all'ambiente."
Lo stesso anno, con decreto ministeriale del 10 agosto 2000 feci istituire il Nucleo Investigativo Antincendio Boschivi (N.I.A.B.) del Corpo Forestale.
Vi ricordo che al convegno hanno partecipato:
Giuliano Amato - Presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Cesare Patrone - Capo del Corpo Forestale dello Stato Sergio Marini - Presidente della Coldiretti Alfio Pini - Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Rosario Messina - Presidente di Federlegno Arredo, che ha illustrato i progetti di restauro e manutenzione nel bosco nella prevenzione degli incendi boschivi Giuseppe Miliano - Sostituto Procuratore di Latina, che è intervenuto sul reato di incendio boschivo nel sistema penale italiano, art. 423-bis C.P.: efficacia della pena e applicabilità nei casi di ordigno incendiario Alfonso Cavezzini – Vice Presidente del Consorzio Regionale Toscana Verde, che ha discusso sulle potenzialità occupazionali nella tutela del patrimonio boschivo e del territorio. L’esperienza delle cooperative agro-forestali della Toscana Giuseppe Vadalà - Dirigente del Corpo Forestale dello Stato, che ha parlato del Nucleo Investigativo Antincendio Boschivi (N.I.A.B.): indagini e conoscenza del fenomeno
Il mio impegno non si ferma qui, continuerò con la Fondazione Univerde e con la mia attività all'Università a difendere le risorse boschive del nostro Paese.
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07/07/2010
Difendere l'agricoltura di qualità significa difendere il nostro futuro
 Vi segnalo questo articolo pubblicato su la Repubblica .... che condivido qui con voi: Quei nove centesimi nelle tasche dei contadiniCrollano i prezzi (nove centesimi per un chilo di carote) e le aziende del settore sono sempre più in perdita. Ecco perché serve un nuovo patto tra consumatori e addetti di CARLO PETRINIChe cosa si può comprare oggi con 9 centesimi di euro? Non bastano per un sms, forse sono sufficienti per pochi chiodi. Non mi viene in mente molto altro, se non che è il prezzo all'ingrosso di un chilo di carote. Ma è soltanto uno dei tanti esempi possibili se parliamo di cibo. È probabile che i lettori non se ne siano accorti perché a loro costa sempre uguale se non di più, ma i prezzi che spuntano i contadini sono in declino costante da anni. Le aziende agricole producono quasi tutte in perdita e la cosa passa sorprendentemente sotto silenzio. A qualcuno importa ancora della nostra agricoltura? Dal dopoguerra a oggi il settore non è mai stato così in crisi come adesso: si pensi soltanto che un quintale di grano viene pagato tra i 13 e i 15 euro, a un prezzo decisamente più basso di addirittura vent'anni fa, quando ne costava 25. Solo nell'ultimo quinquennio ha perso il 30% circa. E nel mezzo c'è stata l'inflazione dei costi di produzione: come rilevano le associazioni di categoria, oggi produrre un ettaro di grano a un contadino costa 900 euro, mentre ciò che ne ricava sono 600 euro. Sfido chiunque a non farsi passare la voglia di lavorare a queste condizioni. Tutti i settori vivono questa crisi: le stalle di bovini e suini stanno subendo una vera e propria ecatombe. Solo nel settore lattiero-caseario siamo passati da più di 180 mila stalle nell'89 alle attuali 43 mila circa. Il prezzo medio dei suini, al chilo, nel 1990 era di 1,2 euro, nel 2009 è lo stesso. Siamo arrivati al punto che andrebbe bene il commercio equo e solidale per i nostri contadini, e non per quelli dei Paesi poveri. Secondo dati ufficiali, nel 2009 i prezzi all'ingrosso sono diminuiti rispetto all'anno precedente del 71% per le carote, del 53% per le pesche, del 30% il grano, del 30% il latte, del 19% l'uva e il trend quest'anno non sembra migliorare, anzi. Una volta i contadini dicevano che il riso era l'unico prodotto che dava loro una certa sicurezza, perché anche se tutto andava male un minimo di guadagno lo offriva sempre. Beh, neanche il riso si salva, se nell'ottobre 2009 costava quasi 50 euro al quintale e oggi arriva a 30. Un disastro di proporzioni mai viste, ma forse se ne stanno accorgendo soltanto i contadini, sempre più disperati. Perché a noi la carota pagata 9 centesimi ai contadini continua a costare un euro al chilo, con l'incredibile ricarico del 1100 per cento. Il latte, pagato la miseria di 30 centesimi al litro, lo compriamo a più di un euro e le pesche, che al chilo valgono più o meno come un litro di latte, ci costano invece quasi due euro. E' pazzesco, eppure è la norma e non fa più notizia. E non sono cose congiunturali: sono strutturali. La nostra agricoltura è ancora per fortuna fatta di tante aziende medio-piccole, e questa è sempre stata la nostra vera forza. Diversità, radicamento sul territorio che ha fruttato anche in termini di bellezza relativa della nostra nazione, la capacità di preservare la biodiversità che è anche espressione culturale, di un'evoluzione lenta e attenta, principale risultato del nostro "adattarci localmente". Ma queste aziende medio-piccole hanno il futuro segnato se non ci saranno cambiamenti forti, con la capacità di guardare al lungo periodo. La nostra agricoltura per quanto originale nel contesto europeo non è immune dai processi di industrializzazione, centralizzazione e ancora di più concentrazione che hanno investito le agricolture dei Paesi del Nord Europa, della Francia, della Gran Bretagna, sul modello di ciò che è avvenuto negli Stati Uniti: è l'idea che si possa produrre cibo senza contadini. Tanto il cibo lo si fa viaggiare; tanto bastano pochi addetti che si trasformano in operai a cottimo per le grandi industrie o le catene di distribuzione. Abbiamo una delle agricolture anagraficamente più vecchie d'Europa. Abbiamo un contadino giovane, sotto i 35 anni, ogni 12,5 agricoltori con più di 65 anni. Niente di paragonabile a Francia e Germania, dove lo stesso rapporto scende rispettivamente a 1,5 e 0,8. Significa che in Germania ci sono più persone in agricoltura con meno di 35 anni che con più di 65. E se non bastano gli anziani, arrivano gli immigrati, che visto l'andazzo non è poi tanto sconveniente sfruttare anche in maniera violenta. L'altro giorno ero a Zibello, cittadina diventata marchio internazionale di qualità per via del culatello. Sulle panchine del paese ho visto delle donne con il sari indiano. "Gli indiani riescono a sopportare la vita grama dei nostri vecchi" mi è stato detto quando ho chiesto perché erano lì. Chi altri vuole sopportare questa vita grama? Nessuno, e il problema è proprio quello. Come si fa a vivere se il cibo viene pagato così poco? Se le campagne non hanno più uomini e donne che le popolano e le mantengono vive? Sotto lo scintillìo degli scaffali nei nostri luoghi di spesa spesso c'è un commercio che tende ad avere le stesse caratteristiche di quello nei Paesi in via di sviluppo: sfruttamento, intermediari che fanno il bello e il cattivo tempo, infiltrazioni della malavita che fa viaggiare i prodotti a puro scopo speculativo, contadini che alla fine si riducono in miseria e devono mollare. È la faccia triste del progresso, il risultato cui tutte le agricolture "moderne" e "competitive" saranno destinate se non ci si rende conto che il lavoro contadino va riconosciuto, rispettato, premiato, incentivato, protetto, portato in palmo di mano come base profonda e intelligente della nostra società. Forse ci vogliono meno industrie e più persone nelle campagne. I fanatici del Pil questo non lo capiscono, bollano come "poesia" la vendita diretta (in costante crescita), i mercati dei contadini, la piccola produzione che non è in grado di far viaggiare merci per tutto il mondo ma riesce bene a coprire il fabbisogno dei mercati locali. Senza contadini sparirà anche il "made in Italy" agro-alimentare: non basteranno le industrie a spacciare una menzogna, ovvero prodotti sempre più finti, di peggiore qualità, sempre più omologati su un livello medio-basso. E la colpa sarà di tutti, la colpa è già di tutti. I commercianti: sette gruppi di grande distribuzione si spartiscono il 98% del loro mercato. I ricarichi tra il prezzo finale e il prezzo di origine sono altissimi. Questi soggetti sono i più potenti, più forti delle multinazionali delle sementi, perché con quest'oligopolio sono in grado di condizionare qualità, caratteristiche, prezzi alla produzione. Se "mangiare è un atto agricolo" - e dobbiamo prenderne tutti coscienza - anche distribuire è diventato un atto agricolo, ma in negativo: quando il prodotto non ha le caratteristiche richieste non viene ritirato, e la leva del poter decidere i prezzi è micidiale. In questo modo si orienta l'agricoltura, s'instaura un meccanismo che fa tendere alle grandi concentrazioni, che per questi gruppi sono più facili da gestire. Non voglio prendermela troppo con la grande distribuzione perché concorre a questa situazione insieme a tutti gli altri soggetti coinvolti nei processi del cibo, ma il principale gruppo operante in Italia era nato nel secolo scorso per difendere i diritti dei più deboli, per rendere il cibo accessibile ad ampie fasce di popolazione. Ancora oggi punta molto sui diritti del consumatore nelle sue pubblicità, e gli va riconosciuto che molti passi avanti in questo senso sono stati fatti, ma voglio far notare che il lavoro svolto a favore dei contadini non viene sufficientemente comunicato e, aggiungo, deve essere implementato. Parlo della Coop perché ritengo sia un soggetto forte in grado di sviluppare una trasformazione virtuosa. Quando mio nonno, socialista, macchinista ferroviere, nel lontano 1920 costituiva con altri "compagni" la cooperativa di consumo di Bra, la sua città, aveva chiare le finalità solidaristiche di questa istituzione. Rivitalizzare oggi queste finalità significa costruire un nuovo patto tra contadini e cittadini, rafforzare l'informazione, la tracciabilità dei prodotti, l'educazione alimentare, sostenere l'agricoltura locale e la stagionalità dei prodotti. A coloro che mi dicono che questo già avviene dico che non è sufficiente. A coloro che mi dicono che non è sostenibile dal punto di vista finanziario dico che è l'unica politica in grado di rilanciare la Coop in un contesto di grande crisi. Ma è facile dare la colpa agli altri, piuttosto rendiamoci conto che neanche noi siamo esenti da responsabilità. Quando leggo che, a fronte del problema delle mozzarelle blu che sono spuntate come puffi un paio di settimane fa, ci sono state reazioni "possibiliste" dei consumatori ("Io le compro lo stesso, perché costano pochissimo, poi al massimo se vedo che sono blu le butto via") mi rendo conto che siamo vicini a un punto di non ritorno. Conta soltanto più il prezzo, pretendiamo prezzi così bassi che non possiamo neanche più lamentarci se la qualità è scadente. Al massimo si spreca, si butta via. Del resto, la qualità neanche la sappiamo più riconoscere. Insorgiamo per le zucchine a sei o sette euro d'inverno quando non ci rendiamo conto che è folle chiedere le zucchine d'inverno. Adesso che sono in stagione, per la cronaca, costano un euro o poco più. Se noi per primi, come consumatori, piccoli ingranaggi indispensabili al sistema, non cominciamo a renderci conto che il cibo va pagato il giusto, che ha valore e non soltanto prezzo, che dobbiamo aiutare i contadini perché "mangiare è un atto agricolo", allora non cambierà mai niente, e la nostra agricoltura morirà seriale, finta e omologata come in tanti altri Paesi del mondo che hanno già commesso questi errori. Vedi gli Stati Uniti, dove non a caso si sta assistendo a un vero e proprio rinascimento guidato dai foodies, persone che hanno a cuore il loro cibo e quello dei loro figli, si riforniscono nei mercati contadini, sviluppano reti di vendita diretta su internet, invogliano una nuova generazione di giovani a diventare contadini o chef che fanno del locale e dell'ecosostenibilità delle bandiere da apporre su cucine strepitose. Mi chiedo quando avremo una politica agroalimentare degna di questo nome, che educhi i cittadini a scelte responsabili, sostenibili e piacevoli, che dia una mano a quei contadini che producono in maniera corretta per il loro e il nostro bene. Non vedo segnali forti né al governo né all'opposizione. Per anni gli agricoltori sono stati assistiti con sussidi a pioggia, depauperando così il loro modo di produrre e fare impresa, e oggi sono isolati e gabbati. Dobbiamo aspettare anche noi che la buona agricoltura ci muoia tra le braccia? Perché nessuno scende in piazza per difendere i contadini? Ci vuole un rinascimento che non guardi solo al Pil, che vada al di là degli interessi di categoria sussidiati per mantenere in vita un'agricoltura che, se non è già morta, è destinata a farlo presto. Un rinascimento che, credetemi, non è poesia come molti invasati del Pil sostengono. E' un rinascimento che parte dall'agricoltura ma non è soltanto agricolo. E' di vera civiltà.
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04/05/2010
ECOTERAMO:BRAVI
In questo nostro povero Paese accadono tante cose buone che non riescono mai ad arrivare all'opinione pubblica perchè i mass media sono troppo impegnati a diffondere paura o ad amplificare lo spettacolo di una politica nazionale degradata e degradante. Ma accadono eccezioni :per esempio i siti internet oggi han diffuso la notizia della scelta ecologica del comune di Teramo. Il sindaco e la Giunta han deciso di utilizzare le bici e soprattutto di aderire alla campagna europea del 20.20.20 che impegna a ridurre entro il 2020 del 20 per cento le emissioni di CO2 e a rilanciare energie rinnovabili ed efficienza energetica. Hanno aderito a quel patto dei sindaci che proprio nel febbraio 2009 ho rilanciato da Genova insieme al sindaco Marta Vincenzi ed al capogruppo dei Verdi in quel comune Luca Dall'Orto. Complimenti ai Comune di Teramo e speriamo che altri lo imitino. La buona politica è possibile ,non lasciamoci convincere che siano tutti uguali.
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20/04/2010
EARTH DAY 2010:AIUTIAMO I PARCHI
Il 22 Aprile in Piazza Navona a Roma e in Piazza Duomo a Milano sulle maxiaffissioni campeggerà la foto di un parco italiano. Sarà la foto vincitrice del concorso OBIETTIVO TERRA organizzato dalla Fondazione Univerde(di cui sono presidente)insieme alla Società Geografica Italiana con la collaborazione di ADVholding. Hanno partecipato centinaia di concorrenti e potete trovare le modalità sul sito universitaverde.it SARA'UN MODO PER SOSTENERE I PARCHI NAZIONALI E REGIONALI ITALIANI CHE SONO NON SOLO UNA PRESIDIO DELLA BIODIVERSITA',MA ANCHE UNA REALTA'DELLA GREEN ECONOMY CON DECINE DI MIGLIAIA DI LAVORATORI. DI FRONTE AI TANTI TAGLI ALL'AMBIENTE QUESTO VUOLE ESSERE UN PICCOLO CONTRIBUTO A FAVORE DEI NOSTRI PARCHI
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14/04/2010
PARLAMENTO:SENZA VERDI,MIGRATORI MASSACRATI
Oggi la commissione agricoltura della Camera,che io presiedevo tra il 1996 e il 2000,(altri tempi)ha votato un emendamento che,in contrasto con le direttive europee,permette alle Regioni di sbracare sul calendario venatorio.Si potrà,in pratica,consentire la caccia anche in periodi vietati e questo proprio nella anno mondiale di difesa della biodiversità,il 2010. E'un altro effetto della mancanza dei Verdi dal Parlamento.Per anni questi tentativi della parte più estremista dei cacciatori erano naufragati di fronte alla nostra durissima azione di contrasto sia quando eravamo in maggioranza,che all'opposizione. E'stato per bloccare uno di questi assalti del centrodestra(ma con simpatie anche tra pezzi del centrosinoistra)che nella 14ma legislatura io ed altri deputati verdi bloccammo i lavori ricevendo come sanzione disciplinare la sospensione per alcuni giorni. Questa vergogna sulla caccia è uno degli effetti evidenti,ma non il solo(pensiamo a nucleare,acqua privatizzata ,tagli all'ambiente...)della cacciata dei Verdi dal Parlamento. Una cacciata favorita anche da nostri errori ma soprattutto dalla formidabile campagna mediatica/lobbistica contro i Verdi(diffamati come partito del no mentre avevamo fatto le prime riforme della green economy di cui oggi tutti parlano)e dalla sciagurata decisione di rompere l'Unione e di eliminare le voci scomode perchè indipendenti dalle lobby tasversali usando la legge elettorale (il tanto denigrato"porcellum"usato appunto per fare una "porcata") . Ma forse una parte di opinione pubblica e le stesse realtà ambientaliste e della green economy stan scoprendo solo ora quanto era ed è difficile, ma indispensabile,per i Verdi,gli ecologisti,i veri imprenditori innovativi e green affermare nelle istituzioni le ragioni dell'Ambiente,dell'Europa,della Natura,dei Diritti ,della Competizione Leale,tra partiti e politici molto più interessati alla benevolenza di inquinatori,cementificatori,speculatori,bracconieri... Spero davvero che dal mondo associativo,produttivo,della professioni emergano persone disposte a fare ciò che io e tanti abbiam fatto in questi anni perche servono più persone,nuove,coraggiose,orgogliose della propria azione ecoriformatrice. L'approvazione continua di norme contro l'ambiente ,proprio mentre stanno vincendo la cultura e l'economia"green"dimostra l'arroganza delle lobby"black" che reagiscono al loro inesorabile declino. Io sto continuando nelle università e nelle iniziative a cui vengo invitato in giro per l'Italia a stimolare la reazione alla rassegnazione e l'impegno diretto e son fiducioso nella nascita di quella coscienza ecologica e di verità che è indispensabile per una nuova fase di riforme "verdi".....e allora per gli sparatori di poveri migratori tornerà il maltempo.
Postato alle 00:00:00 del 14/04/2010 | Ambiente | Commenti (1) | Rispondi | Stampa | Inoltra
01/04/2010
GUARDATE MADRE TERRA su ECOTV.IT
SU ECOTV.IT SI POSSONO VEDERE LE PRIME 25 PUNTATE DI MADRE TERRA.E NON E'UN PESCE D'APRILE! Si tratta di un programma di 12 minuti che và in onda ogni giorno dal lunedì al venerdì sul circuito televisivo Europa7 in chiaro e sul satellite. Ho accettato la richiesta di questa realtà televisiva penalizzata dalla lunga causa con Rete4 per ottenere la concessione televisiva nazionale per due ragioni:per sostenerla nella difficile battaglia per la libertà d'informazione in Italia e per continuare a diffondere su mezzi indipendenti non solo i problemi ambientali ma anche le buone notizie della green economy che,ove possibile ,son ancora più censurate perchè dimostrano i nostri successi. Ringrazio, per questo primo ciclo di puntate, lo chef ogm-free Alessandro Cerciello che mi aiuta ricordando i prodotti tipici che Madre Terra ci offre senza semi transgenici e Rosalba Giugni ,presidente di MareVivo, per le notizie sul "pianeta Blu"perchè spesso si dimentica che la Terra è coperta per la gran parte di Mare,un bene naturale ancor più trascurato. E, soprattutto, son stati bravi i collaboratori di Ecotv e della Fondazione Univerde che garantiscono la realizzazione di questo spazio di diffusione di conoscenza ecologica. GUARDATE LE PUNTATE E SCRIVETEMI LE VOSTRE IDEE ED ANCHE LE RICHIESTE DI PUNTATE AD HOC. Potete usare info@pecoraroscanio.it
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11/03/2010
Earth Day 2010:Una Foto per i Parchi

Il prossimo 22 Aprile è la 40ma giornata della Terra(Earth Day). La Fondazione Univerde insieme alla Società Geografica Italiana ha organizzato un concorso fotografico:Obiettivo Terra per premiare la più bella foto di un Parco Nazionale o Regionale Italiano.
E'un modo di sostenere la rete italiana della aree protette soprattutto di fronte ai gravi tagli che hanno subito dall'attuale governo. E'una delle iniziative con cui la fondazione che ho promosso nel 2008 lavora per diffondere la conoscenza e la coscienza ecologica.
Vi chiedo di far circolare il regolamento del concorso che troverete da oggi su vari siti tra cui www.universitaverde.it.
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17/02/2010
Altro che Ponte!Il Sud frana

Ancora frane in Calabria e Sicilia. Ancora tragedie. Intanto il governo continua a blaterare di ponte sullo stretto e sperperare danaro pubblico in opere faraoniche.
Nel 2007 ero riuscito a recuperare dai fondi destinati al Ponte risorse per la lotta al dissesto idrogeologico di Calabria e Sicilia. Il governo attuale ha tagliato invece fondi alla difesa del suolo. Proprio le frane di questi giorni in provincia di Vibo e Messina e l'angoscia di migliaia di persone costrette spesso ad evacuare i propri paesi ci indicano quale sia la vera priorità.
E' mai possibile che non si riesca a cancellare una scelta sbagliata investendo sui veri bisogni del territorio, sulla messa in sicurezza e su quelle reti ferroviarie e stradali promesse da decenni? BASTA CON I MAXIAPPALTI, SI INVESTA SULLE TANTE PICCOLE OPERE UTILI. SALVIAMO VITE UMANE E DIAMO LAVORO A MIGLIAIA DI PERSONE.
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16/02/2010
16 febbraio,Kyoto:obiettivo censurato
16 Febbraio:è l'anniversario del protocollo di Kyoto,il primo trattato mondiale per il clima. Una scelta, seppure debole, di responsabilità verso l'ambiente del nostro pianeta. Una delle ragioni della nascita della green economy, ovvero dell'economia del domani. Eppure in Italia la censura e l'ignoranza dei temi ambientali sui mass media generalisti è paurosa. Ben ha fatto il presidente dei Verdi Bonelli a fare perfino uno sciopero della fame (giunto ormai al 20mo giorno) contro questa vergogna.
Per fortuna L'ITALIA reale ha visto una gran crescita delle realtà ecologiste nell'economia, nellle professioni, nella società e dobbiamo mettere sempre più in rete questo mondo vero. I grandi settori su cui con Kyoto si voleva intervenire per ridurre le emissioni di CO2 sono:la produzione di energia e il sistema industriale, i trasporti , le abitazioni e l'agricoltura. Ebbene la produzione di energie rinnovabili, l'efficienza energetica, la nuova ecoindustria, la mobilità sostenibile, la bioedilizia, l'agricoltura biologica, biodinamica, naturale e le tante nuove realtà di eco-economia che ormai occupano nel mondo milioni di addetti sono la speranza di un cambiamento già in atto più forte di qualsiasi censura. E così pure aumenta l'attenzione ai sistemi naturali che assorbono CO2:le foreste e i boschi; i mari e gli oceani.
La situazione non è quindi sempilce ,specie dopo il fallimento di Copenhagen, ma la reazione al degrado della natura aumenta e le alternative sono ormai realtà.
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05/02/2010
Governo centralista e radioattivo
IL CONSIGLIO DEI MINISTRI HA IMPUGNATO LE LEGGI FEDERALISTE E ANTINUCLEARI DI CAMPANIA, PUGLIA E BASILICATA. Una doppia vergogna:1-mentre L'Europa investe sulle rinnovabili, il governo italiano dà priorità ad una tecnologia antieconomica e pericolosa e stà ritardando il rinnovo del conto energia sul solare; 2-mentre la Lega e il centrodestra sbandierano il federalismo a chiacchiere, in concreto hanno approvato una legge ipercentralista sul nucleare e calpestano ogni autonomia regionale e locale. CONFIDIAMO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE BOCCI LA LEGGE NUCLEARISTA DEL GOVERNO GIA'IMPUGNATA DALLA MAGGIORANZA DELLE REGIONI E RESPINGA QUESTA VIOLAZIONE DEI PRINCIPI COSTITUZIONALI DI AUTONOMIA E PARTECIPAZIONE. Nel frattempo alle elezioni regionali votiamo i candidati favorevoli alle energie rinnovabili e antiinucleari. E'la migliore garanzia!
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29/01/2010
CACCIA:LICENZA DI SCEMPIO
Da anni la parte più estremista del mondo venatorio cerca di distruggere la legge che tutela gli animali selvatici da bracconieri e sparatori vari. Negli scorsi anni in Parlamento noi verdi ci siamo spesso trovati soli a difendere le ragioni della fauna selvatica, dei parchi, delle regole europee e di un pò di civiltà e di amore nel rapporto con Madre Terra. Siamo riusciti a bloccare decine di assalti della lobby delle armi ma...... questa volta non c'eravamo. Anche approfittando dell'assenza dei verdi in parlamento e dell'indebolimento del movimento ambientalista è stata approvata in Senato una norma vergognosa che smantella principi essenziali del calendario venatorio. L'indecenza del bliz ha provocato non solo lo sdegno di oltre 100 associazioni, ma perfino la dissociazione di esponenti del governo e della maggioranza. Occorre sostenere questa pressione dell'opinione pubblica e obbligare chi nel centrodestra si dissocia e non limitarsi alla parole. La Camera può e deve eliminare questo scempio!!!
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19/12/2009
il mare non è una discarica
I sette capodogli arenati sulla costa del gargano son morti perchè soffocati da buste di plastica e rifiuti. Sono anni che cerchiamo di superare lo spreco degli shopper e con il passato governo decidemmo anche una data per il ritiro dal mercato delle buste di plastica, ma la scadenza è stata prorogata. Ma il messaggio drammatico che la morte per rifiuti di questi pacifici giganti del mare ci trasmette è anche l'allarme per il nostro mare sempre più trattato come una discarica. Sversamenti, navi di veleni, isole galleggianti di rifiuti negli oceani. NON DOBBIAMO PIU'TOLLERARE QUESTO SCEMPIO.
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07/12/2009
Mercoledì 9: "Count down conto energia"

Mercoledì 9 dicembre nella sala dell’Authority della Privacy, in piazza Montecitorio, 123 in Roma, dalle 10 alle 14 ci sarà il convegno nazionale promosso dalla Fondazione Univerde: “Count down conto energia, Dal Sole: più lavoro, più imprese” per spingere il Governo a confermare gi incentivi all’energia solare. Negli ultimi due anni, infatti, sono nate centinaia di nuove aziende grazie al conto energia che prevede gli incentivi al fotovoltaico. Senza un sostegno da parte del Governo all’energia solare, si rischia di mettere in crisi un intero settore che garantisce migliaia di posti di lavoro. La Fondazione Univerde ha promosso una petizione che chiede al Governo di prorogare gli incentivi al solare, e ha già ottenuto centinaia di autorevoli adesioni, e si attende ora un chiaro impegno da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. L'incontro del 9 dicembre prevede un confronto tra rappresentanti delle imprese del settore, dei consumatori, degli agricoltori, degli ambientalisti e del mondo universitario con esponenti del Governo e del Parlamento.
Programma:
Apertura Vincenzo Naso - CIRPS – ISES “Comparazione incentivi sul Fv in Europa” Antonio Noto - IPR Marketing “Rapporto sul solare” Tavola Rotonda “Il Conto Energia: un’opportunità per l’occupazione, le imprese e la lotta ai cambiamenti climatici.” Modera Giovanni Valentini Giornalista Repubblica Relatori Paride De Masi - Coord. Fonti Rinnovabili CONFINDUSTRIA Stefano Masini – Responsabile Ambiente COLDIRETTI Rosario Trefiletti – Presidente Federcosumatori Silvio Greco – Coordinatore Assessori Regionali Ambiente Gert Gremes - Presidente GIFI Stefano Leoni - Presidente WWF Italia Massimo Orlandi - AD Sorgenia Andrea Fontana - AD Fotowatio Fabio Patti - Sale Manager Yingli Green Energy Italia Sara Romano - Direttore Generale Ministero Sviluppo Economico Bruno Agricola – Direttore Generale Ministero Ambiente Giovanni Fava – Commissione Attività Produttive Camera Angelo Bonelli – Presidente Nazionale dei Verdi Conclusioni Stefano Saglia – Sottosegretario Ministero Sviluppo Economico Gianfranco Rotondi – Ministro per l’Attuazione del Programma Alfonso Pecoraro Scanio già Ministro dell’Ambiente e Presidente Fondazione UniVerde Sono invitati i primi firmatari della petizione pro-solare tra cui Mario Tozzi, Giobbe Covatta, Marco Columbro, Leo Gullotta e Sergio Marin.
Vi aspetto
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03/12/2009
Venerdì a Genova ore 9

Venerdì 4 dicembre parteciperò al convegno “Le nuove frontiere dell’energia: da Kyoto a Copenaghen” che si terrà a Genova nella Sala Minor Consiglio del Palazzo Ducale in Piazza Matteotti 9 a partire dalle ore 9.
Un incontro per riflettere sulle sfide climatiche che dovremmo affrontare soprattutto nelle nostre città.
Interverrò dopo le 10:30 a questo importante convegno organizzato dalla Fondazione Univerde, insieme con Energethica, Legambiente Liguria e l' Assessorato ai parchi e alla decrescita del comune di Genova e parlerò di Economia del sole, di green economy e della prossima iniziativa che terrò il 9 dicembre a Roma, promossa da Univerde, per rilanciare il conto energia, e spingere il governo a confermare gli incentivi.
Ci saranno tantissimi interventi interessanti sull’energia e lo sviluppo sostenibile.
Vi invito tutti a partecipare
Postato alle 00:00:00 del 03/12/2009 | Ambiente | Commenti (0) | Rispondi | Stampa | Inoltra
03/12/2009
Ambiente urbano sempre più invivibile

Durante il convegno tenutosi a Milano sabato scorso, ho presentato insieme con il Prof Antonio De Lillo (Presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia)e il Dott. Antonio Noto (Direttore di IPR Marketing) il primo monitoraggio sulla percezione dell’ambiente. Lo studio è stato realizzato dall’Istituto demoscopico IPR Marketing e dalla Fondazione Univerde, e ha definito l’Indice IPSA, il valore che sintetizza la percezione dello stato dell’ambiente in Italia. Per la maggioranza degli italiani la vivibilità delle città è peggiorata e l’Ambiente urbano è sempre più invivibile. Nei prossimi giorni sul sito di Univerde (in fase di aggiornamento) saranno pubblicati i dati dettagliati della ricerca. Qui di seguito riporto il resoconto dell’iniziativa.
L’indice di percezione dello stato dell’ambiente (IPSA)
La valutazione relativa al livello di vivibilità dell’ambiente in cui si vive raggiunge in media il 5,5 (un livello di soddisfazione medio basso).
Si tratta di un voto medio che non raggiunge la sufficienza se non tra quanti hanno un titolo di studio inferiore (6,2) rispetto a quanti hanno invece un titolo di studi più alto (5,4).
Il voto più basso si registra al sud dove al livello di vivibilità del proprio ambiente di residenza viene assegnato un 4,9.
Il rumore (25%) è uno dei fattori che influenza maggiormente il giudizio sulla vivibilità, oltre allo stato di salute dell’ambiente (la qualità dell’aria, dell’acqua, del territorio..) (35%), alla qualità dell’offerta sanitaria (22%), e alla qualità dell’organizzazione degli spazi cittadini (21%).
Negli ultimi 5 anni l’assoluta maggioranza degli intervistati (55%), ritiene di aver assistito ad un peggioramento delle condizioni di vivibilità del proprio ambiente. Poco più di un terzo (35%) parla di condizioni stabili mentre il 9% ritiene di aver assistito in questo stesso lasso di tempo ad un miglioramento.
E’ ancora al sud la quota più alta dei delusi visto che in quest’area raggiunge il 60% la percentuale di quanti valutano oggi l’ambiente in cui vivono meno vivibile che nel recente passato.
E’ più di un terzo degli intervistati che se potesse oggi lascerebbe il luogo in cui vive (36%), a fronte dell’assoluta maggioranza che invece rimarrebbe dove è.
Al Sud è superiore alla media la quota che si trasferirebbe (46%) mentre al nord è il 70% a dichiarare che, se anche fosse libero di farlo, non lascerebbe il proprio territorio.
E’ una classifica però che mostra delle peculiarità a seconda dell’area di residenza degli intervistati:
Al nord, vengono indicati come motivo di vivibilità, in maniera superiore alla media, la qualità dell’offerta sanitaria (35%) la qualità dell’organizzazione dello spazio urbano (32%) e la qualità dei collegamenti 20%).
Al centro, ottiene segnalazioni superiori alla media soprattutto l’assenza di rumore (35%), mentre al sud la qualità del cibo e dell’alimentazione (29%).
La ricerca condotta da IPR Marketing con la Fondazione Univerde ha avuto l’obiettivo di conoscere la percezione dei cittadini dell’ambiente in cui vivono.
L’indagine è stata strutturata prevedendo la somministrazione di 1.000 interviste ad un campione nazionale rappresentativo della popolazione per sesso età e area di residenza.
L’indice IPSA è’ stato ottenuto calcolando la media delle medie delle valutazioni fornite dal campione che, utilizzando una scala da 1 a 10, ha valutato 51 item riconducibili a 10 settori: Stato del territorio (urbano e naturale), Energia, Mobilità, collegamenti e trasporti, Cibo e alimentazione, Sanità, Servizi sociali, Cultura e Istruzione, Socialità, Animali, Informazione.
Dalla rilevazione, l’indice IPSA è risultato pari a 5,2. Si tratta di un valore che definisce un livello di percezione dello stato dell’ambiente medio basso
(range di percezione stato dell’ambiente livello medio basso =4,6 – 5,9).
La disaggregazione dell’IPSA per area geografica evidenzia che il Centro fa da punto mediano tra due Italie diverse: il Nord, dove supera la sufficienza la valutazione complessiva che i cittadini danno dello stato dell’ambiente, e il Sud in cui questa valutazione è di livello assolutamente basso.
La disaggregazione per età evidenzia l’Italia come “un paese per vecchi”. Sono gli over 54 infatti a valutare meglio lo stato dell’ambiente in cui vivono, seguiti dai giovani, mentre il livello di maggiore insofferenza si registra nella fascia mediana di età, quella tra i 35 e i 54 anni.
La disaggregazione dell’IPSA per livello di istruzione evidenzia che il livello di soddisfazione per lo stato dell’ambiente è inversamente proporzionale al grado di istruzione. Sono i meno istruiti infatti a valutare meglio lo stato dell’ambiente in cui vivono, mentre il livello di maggiore insofferenza si registra tra coloro che hanno un titolo di studi più elevato.
La media IPSA per settore mostra che in nessuno degli ambiti testati, tranne per quel che riguarda l’informazione, il livello di soddisfazione degli intervistati raggiunge la sufficienza.
La disaggregazione per ambiti infatti mostra che riguardo allo stato dell’Ambiente, l’attenzione al Cibo e all’Alimentazione, la Sanità, la Socialità e la Scuola e l’Istruzione il livello di soddisfazione è medio basso.
Assolutamente basso invece il livello di soddisfazione espresso per l’attenzione agli aspetti che riguardano l’impiego di Energia o l’attenzione per gli Animali domestici.
Postato alle 00:00:00 del 03/12/2009 | Ambiente | Commenti (1) | Rispondi | Stampa | Inoltra
27/11/2009
Sabato a Milano ore 11
  Domani mattina alle ore 11 al Centro Botanico di Milano presenterò insieme ad Antonio De Lillo, presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia e Antonio Noto, direttore di IPR Marketing, un’elaborazione molto importante promossa dall’ Università verde e dall’ IPR per iniziare a monitorare la percezione dello stato dell’ambiente in Italia. Insieme all’Ipr, che ha già svolto per il Sole 24ore l’annuale dossier sulla qualità della vita che misura la vivibilità nelle province italiane, abbiamo realizzato questo indice Ipsa (Indice di percezione sullo stato dell'ambiente) sulla sensazione che hanno i cittadini sullo stato ambientale delle loro città, del loro territorio e delle aree protette. L’incontro è aperto a tutti gli ambientalisti ed ecologisti interessati.
Postato alle 00:00:00 del 27/11/2009 | Ambiente | Commenti (2) | Rispondi | Stampa | Inoltra
26/11/2009
Usa e Cina: un passo avanti ma trasparenza sulle cifre

L’indignazione dell’opinione pubblica mondiale e la dura reazione dell’Unione europea hanno costretto Obama e Wen Jiabao a tentare di recuperare dopo l’assurda decisione delle scorse settimane di delegittimare la Cop15, la conferenza Onu sui cambiamenti climatici che si terrà dal 7 al 18 dicembre a Copenhagen.
È importante che entrambi i leader abbiano annunciato la loro presenza nella capitale danese, ma occorre guardare bene dietro la riduzione delle emissioni che si sono impegnati a rispettare.
Gli obblighi annunciati dagli Stati Uniti sono quelli di diminuire le emissioni di gas ad effetto serra del 17 per cento entro il 2020, un taglio rispetto al 2005 ma in questo modo viene meno l’impegno di ridurre le emissioni rispetto ai livelli del 1990, come previsto dal protocollo di Kyoto. Il 17 per cento diventa, dunque, un 4 per cento rispetto al 1990. Molto meno della decisone dell’Unione europea di ridurre del 20 per cento entro il 2020 le emissioni di Co2 rispetto al 1990.
Riguardo all’annuncio del governo cinese di diminuire del 40 per cento entro il 2020 le emissioni per unità di prodotto interno lordo, bisogna chiedersi quale sarà la reale quantità di riduzione totale delle emissioni di Co2 di fronte a un aumento della produzione industriale.
È importante, in ogni caso, che Usa e Cina partecipino al vertice per prendere un impegno concreto e chiaro. È necessario che gli obiettivi siano coerenti ai dati scientifici disponibili.
Fa tristezza vedere, in questo clima di rinnovata leadership europea, il patetico tentativo del governo italiano di rifiutare un “Kyoto2”, ovvero un nuovo accordo vincolante. In primo luogo perché l’Italia è un paese tecnologicamente ed economicamente avanzato, e dovrebbe investire nella green economy invece che frenare. In secondo luogo perché in sede Onu la trattativa viene svolta dall’Ue e non dai singoli Stati membri, e quindi questa posizione italiana di retroguardia non influirà sulla decisione già annunciata dall’Ue.
Postato alle 00:00:00 del 26/11/2009 | Ambiente | Commenti (5) | Rispondi | Stampa | Inoltra
15/11/2009
CLIMA: UE NON ACCETTI LO STOP

A settembre, all’Onu Obama aveva parlato di una grave catastrofe ambientale, legata ai cambiamenti climatici. Oggi in Asia l’accordo Usa-Cina ha di fatto decretato il fallimento del summit di Copenhagen, la COP15, la Conferenza sui cambiamenti climatici promossa dalle Nazioni Unite, che si terrà dal 7 al 18 dicembre.
È un gravissimo “stop” a quella svolta ambientalista che Obama aveva annunciato, e che era stata centrale sin dalla sua campagna elettorale. C’è da riflettere se sia utile, a questo punto, un mega summit con migliaia di partecipanti di cui è stata oggi dichiarata la sostanziale inutilità.
Se l’Unione europea, esclusa dall’incontro tenutosi a Singapore, non reagisce seriamente, prendendo una forte iniziativa diplomatica, il vertice di Copenhagen diventerà davvero uno sterile rituale.
Proprio ora che la green economy viene reclamizzata in tutto il mondo come la unica vera novità economica, e la Cina stessa investe sempre di più sulle fonti rinnovabili, non si può accettare con rassegnazione la mancanza d'impegni obbligatori per ridurre le emissioni di Co2.
Postato alle 00:00:00 del 15/11/2009 | Ambiente | Commenti (3) | Rispondi | Stampa | Inoltra
13/11/2009
FRANE: SERVONO FONDI E CONTROLLI

Dopo l’ennesima tragedia che ha colpito Ischia, a poco più di un mese dall’alluvione verificatasi a Messina, il nuovo dramma ricorda a tutti la differenza tra i buoni propositi, espressi subito dopo il disastro, e la realtà.
Appena insediatomi al governo, nel 2006, mi toccò la dolorosa circostanza di recarmi a Ischia per un’altra tragedia provocata da una frana, e al ritorno mi resi conto che il governo precedente aveva tagliato i fondi per la lotta contro il dissesto idrologico. Mi toccò minacciare la crisi di governo per avere il ripristino dei finanziamenti e negli anni successivi, nel 2007 e nel 2008, riuscii a ottenere 250 milioni di euro l’anno. Nel 2008, inoltre, si aggiunsero 150 milioni che riuscii ad avere dal definanziamento del Ponte sullo stretto.
Grazie a quei soldi sono stati realizzati centinaia di interventi per la difesa del territorio e la prevenzione ai rischi provocati da alluvioni, frane e altre calamità naturali.
Ovviamente avevo preteso, una volta terminata la mia legislatura, e spero l’abbiamo svolto, un monitoraggio sulle opere realizzate. A quanto pare però quei 250 milioni di euro del 2009 non sono ancora stati utilizzati, e il governo attuale, come ha accusato anche il nuovo ministro dell’ambiente, ha tagliato i fondi per i piani di protezione ambientale e la messa in sicurezza del territorio.
Viene naturale così chiedere di destinare i finanziamenti del Ponte sullo stretto alla lotta contro il dissesto idrologico. Sono necessarie risposte e fondi concreti per la messa in sicurezza dell’intero territorio.
Postato alle 00:00:00 del 13/11/2009 | Ambiente | Commenti (1) | Rispondi | Stampa | Inoltra
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